Edwige Fenech, Eurotrash Goddess

avereventanni:

Edwige Fenech “Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?”, 1972 Giuliano Carnimeo

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Edwige Fenech “Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?”, 1972 Giuliano Carnimeo

ilcinemadigenereitaliano70:

17/11/2011 - Erotico

EROS E MISTERI DI TOP SENSATION

Perché di un film in cui Edwige Fenech raggiunge l?orgasmo facendoci leccare da una capretta, uno che legge Nocturno, maschio o femmina che sia, deve per forza aver sentito parlare?

Alcuni film, non moltissimi, sembrano avere come prerogativa regina lo stare fuori da tutto. Ovvero, non li si riesce a ricondurre al momento storico in cui sono stati realizzati, non patiscono la riduzione a un genere definito e, soprattutto, non sono accerchiabili o definibili in assoluto. E si fa anche fatica a studiarli perché, visto che parleremo di una storia ambientata sul mare la metafora ci sta, sono esseri (il film è, ovviamente, un essere anch’egli, respirante, pensante e senziente) proteiformi, che cambiano di continuo, dei mutaforma tremendi.

Tutto questo per introdurre con un roboante warning Top Sensation, che potrete magari anche non avere mai visto – o avere visto nella versione televisiva da R4, che equivale a non averlo mai visto – ma di cui almeno una volta nella vita avrete sentito parlare. Perché di un film in cui Edwige Fenech raggiunge l’orgasmo facendoci leccare da una capretta, uno che leggeNocturno, maschio o femmina che sia, deve per forza aver sentito parlare…

Top Sensation in principio si chiamava solo Sensation e venne girato in pieno 1968. Ancora prima dei suoi valori specifici come film, è interessante come snodo, crocevia e crogiolo di personaggi. Cominciando dal produttore Franco Cancellieri, un maceratese dalla vita breve (morì sessantatreenne) e quindi necessariamente intensa, che nel corso degli anni Cinquanta era passato dalle commedie di Mario Landi, Carlo Alberto Chiesa e Luigi Giachino (Miracolo a  Viggiù, dove protagonista era Cesare Canevari) a produrre Il grido di Antonioni. Cancellieri – probabilmente lo stesso Franco Cancellieri che scriveva le sceneggiature dei primi  fotoromanzi diretti da Damiano Damiani – si distinse e si divise, nel cinema, tra il filmone antonioniano e i filmetti (o tra il filmetto di Antonioni e i filmoni come Top Sensation: fa lo stesso); quanto al resto occupandosi di portare grandi musical in Italia, come Hair (un vettore di questo frammento della sua  vita artistica intersecò pure la vicenda del delitto Casati-Stampa). Nei Settanta, sono suoi: Dio, sei proprio un padreterno, il bel noir di Michele Lupo, l’Action di Tinto Brass e Maladolescenza: un titolo banale in questa filmografia non lo si riesce a trovare nemmeno con la lanterna. E ha certamente senso che uno che produsse Maladolescenza, dieci anni prima avesse fatto un film con il cunnilinguo di una capra alla Fenech. Lasciando da parte Ottavio Alessi, il regista, grande sodale e collaboratore del compianto Piero Vivarelli – inNella misura in cui lo vediamo addirittura nella parte di se stesso – e lo sceneggiatore che ebbe l’idea del film, Lorenzo Ricciardi – il quale aveva all’attivo la curiosissima regia di un esotico archeologico, Venere creola –, un bel carattere, antropologicamente parlando, è l’attrice Maud de Belleroche, colei che era stata la musa di Celine nei giorni della sua fuga a Baden Baden e che arriva, non si sa come, dentro Top Sensation. Il perché ci arrivasse, quantomeno, non è al di là di ogni immaginazione: nel 1968  la contessa Maud Saquard de Belleroche aveva  appena pubblicato L’ordinatrice – Diario intimo di una donna (uscito in Italia per l’Airone), un bilancio, in forma di romanzo, della sua vita sessuale tracciato a quarant’anni. Un’opera hard, scritta da una donna controversa, una brillante personalità mondana che a vent’anni  aveva abbracciato il fascismo e molto tempo più tardi avrebbe redatto una biografia panegirico di Eva Peron. Una così in un film così, era – come dicono a Roma – la morte sua.

La de Belleroche nel film si chiama Mudy. È una virago, che dimostra una buona decina di anni più di quelli che aveva realmente. Per cercare di “curare” un figlio disadattato e ritardato, di nome Tony (lo interpreta Ruggero Miti, che un giorno si sarebbe inventato La squadra), questa Mudy ha organizzato una crociera su uno yacht, assortendo, nell’equipaggio, in aggiunta a se stessa (bisex ma più lesbica che altro, con inclinazioni decisamente sadomaso) e al pargolo (che in sostanza si vorrebbe fare e forse si è già fatto, la madre) il meglio del peggio: la Fenech è quella che oggi si chiamerebbe una escort, stipendiata per cercare di irretire Tony, che nemmeno la vede; Maurizio Bonuglia e Rosalba Neri sono invece un marito e una moglie al di là del bene e del male: lei soddisfa le voglie di Mudy presentandosi vestita di catene, lui fa il jolly a turno con tutte le donne dell’imbarcazione. Un giorno, attraccano in un’isola di rocce in mezzo al Mediterraneo, bighellonando per la quale (ed è qui che Edwige riceve soddisfazione dalla capra, mentre Bonuglia la sta fotografando) si imbattono in una coppia di pastori, che sono Salvatore Puntillo e la giovanissima Eva Thulin (molto caruccia, lei, ma se ne sa poco: girò quattro o cinque film nel periodo, poi scomparve. Non dovrebbe avere niente a che fare con Ingrid Thulin). Tony manifesta simpatia per la pastorella, sicché la portano a bordo insieme a Puntillo, che ci siamo scordati di dire essere, abbastanza inverosimilmente, il consorte della ragazzina. Un gruppo di viziosi di tal fatta con tra le mani due innocenti, buoni selvaggi, c’è da immaginarsi quel che ne viene fuori. La Thulin, tanto per cominciare, viene svezzata safficamente dalle congiunte malizie della Neri e della Fenech, in una lunga scena che è giusto passi alla storia come uno dei primi esempi se non il primissimo di threesome lesbo del cinema. Siamo nel 1968 ed è da non crederci anche a vederlo. Ma la tragedia è dietro l’angolo, perché a Miti manca parecchio più di qualche venerdì e, lasciato solo con la pastorella, compie qualcosa di irrimediabile…

Il punto è questo: se volete, non vedere ma contemplare, come si addice a uno spettacolo divino, Rosalba Neri che corre sulla tolda dello yacht ridendo e lanciando candelotti di dinamite nel mare; se vi basta sentire la voce di Rosalba stessa che si doppia da sé (appare anche come aiuto regista, ma lei ce l’ha detto, che questo fu un omaggio di Alessi che un po’, e magari anche un po’ tanto, si era innamorato di lei); se della capra, di Masoch, del triolismo all girls e di un finale incestuoso tra Mudy e Tony non vi interessa più di tanto, allora scaricatevi il film in italiano da dove volete. Tanto, l’unica fonte nella nostra lingua è un’emissione di Retequattro, perché non ci sono mai state vhs né tantomeno – figurarsi – dvd. Il Top Sensation di R4 chiaramente non è il film di Alessi, ne è soltanto l’idea degradata o la materia plotiniana, il non essere. Che tuttavia in sé conserva ancora qualcosa, qualcosina che ci può far risalire oltre, verso l’Uno. Ma l’Uno esiste, c’è? A cercarlo lo si trova? Il primo, vero,Top Sensation, che già l’ho detto, si chiamava solo Sensation, sedimenta ancora da qualche parte dell’universo o no?

Alessio Di Rocco che devo sempre necessariamente chiamare in causa in queste dissertazioni, mi aveva fornito qualche mese fa una dettagliata cronistoria delle traversie di censura che l’opera di Ottavio Alessi sperimentò sul proprio corpo filmico – e anche un po’ cristico, visto quel che ha patito. In sostanza, quando lo sottopongono per la prima volta alla commissione di censura nel febbraio del 1969, il meno che si sentono dire quelli della produzione è che l’opera scavalca il limite della “pornografia conclamata”. Così ci si rimettono: rimaneggiano qualcosa come 21 scene (rimaneggiano vuol dire che tagliano, accorciano, modificano) per un totale di poco meno di cinque minuti. Capirai, un’eternità. Pare che in prima battuta il film durasse un’ora 34 minuti e 47 secondi – ma è legittimo anzi doveroso nutrire dei dubbi, poi diremo perché. Accorciata giusto di quei 4 minuti e 47 secondi, la nuova versione passa l’esame senza problemi, nel marzo del 1969, e va nelle sale col V.M. 18. Attenzione, però: questa edizione theatrical non è ancora quella di R4, dove il film subisce l’ulteriore amputazione di più di mezzo minuto e rimane quel moncherino disinfettato che molti (vabbé, molti…) hanno visto.  Nel 1983, Reteitalia, cioè Berlusconi, aveva rilevato il film dal fallimento Cineriz e nel 1993 lo avevano mandato in derubricazione (termine orribile, ragionieristico, da piccoli burocrati untuosi), che significa “a mondarsi dei peccati residui”. Totale: alleggerimento di cinque scene ed eliminazione di tre inquadrature. Ogni traccia di Bunga bunga si era dissolta, la morale era salva.

Negli anni Novanta, la casa americana Something Weird fa uscire Top Sensation, con il titolo The Seducers, in videocassetta. Oggi il cimelio è quotato al prezzo del platino, perché la copia che contiene – l’edizione Usa del film curata dal mitico distributore, produttore, regista (Girl on a Chain Gang,Teenage Mother) Jerry Gross – consente di apprezzare tutto quello che in Italia era stato tagliato (capra brucante compresa) e anche qualcosa di più: ad esempio l’imperiale nudo posteriore completo di Rosalba Neri quando sullo yacht alla fonda presso l’isola, lei e la Fenech si frizionano mutualmente con la crema solare per far cascare gli occhi di Puntillo che le spia – e loro lo sanno – tra la vegetazione. Una classica versione alternativa più audace girata per l’estero (l’inquadratura sui busti delle due attrici è anche più larga), mentre nella versione “castigata” Rosalba indossa un paio di slip (di pelle? di plastica?) rosso fiamma (che, a seconda delle inclinazioni feticistiche di ciascuno, potrebbe anche essere una mise più hot del banale nudo). Qualcos’altro del genere sta nella scena orgiastica delle due donne con la Thulin (lingue che guizzano birichine e dita che carezzano incavi pericolosi); ma tutto questo era – come noto – la prassi. Per contro, la Something Weird velocizza il montaggio sforbiciando parecchi dialoghi e scene di raccordo, a dir la verità non sempre inutili. Per cui il film, anche in questa forma, che pure avrà pasturato abbondantemente i vizi onanistici di molti, risultauna specie di ibrido rispetto alla natura sua originaria. 

Riporto la notizia senza verifica diretta, sicché potrebbe trattarsi anche di una castroneria. In Germania, Top Sensantion che uscì nel 1971 e si intitolò Sklaven ihrer Triebe (Sexualität und Bestialität), avrebbe conosciuto delle aggiunte spurie, un subplot agito da attori differenti da quelli del film, con un poliziotto che indaga sulla morte di una donna legata all’equipaggio dello yacht. Ma la cosa è poco interessante, se rapportata alla scoperta che – scena della capretta a parte –, esiste perlomeno una versione estera, pubblicata in videocassetta in Spagna (dalla Malibu video), che rispecchia esattissimamente l’originale italiano, quello che stava a monte dei 21 tagli inflittigli all’inizio del 1969. È una copia, difatti, con i titoli di testa e di coda in italiano, molto preziosa da questo punto di vista: il Sensation primigenio pre-censura, con tutto l’armamentario erotico oltranzista al posto giusto e con tutto quel che manca dalla versione americana di Gross. Dura un’ora e ventinove e anche contando quel mezzo minuto mancante della sessione ero-caprina di Madonna Edwige, non si arriva all’ora e 34 che sarebbe dovuto durare il film in origine.   

Top Sensation è, come usava dire una volta, negli anni Sessanta e Settanta, il classico film che “comincia su una nave e finisce su una nave”. Ma è assai improbabile che uscendo dalle sale in cui veniva proiettato, se ne sentisse dire da qualcuno degli spettatori sciamanti: “… mezzo bidone” – “bidone” o “mezzo bidone” facevano parte dell’icastica tradizione orale della critica cinematografica del popolo, quella venuta prima di ogni stelletta e pallino. Mezzo bidone potevano esserlo Interrabang oIl sesso degli angeli – anzi, quest’ultimo proprio un bidone pieno – che come genere, cioè come trama e come circostanze, si imparentavano a Top Sensation (yacht, mare, stravizi a bordo, omicidio e di nuovo yacht) ma stavano a quello come un coito del sabato sera stile missionario può stare allo Yab Yum tantrico. Alessi e Cancellieri, forse più per caso che per volontà, tirarono fuori – anche fuori dal tempo – un film clamorosamente unico, passibile di orbita solo intorno a sé stesso. Nessuno ci provò a seguire la stessa strada, anzi la stessa rotta. Mai. E quando oggi si legge che Donkey Punch di Oliver Blackburn potrebbe considerarsi una versione adeguata ai giorni nostri di Top Sensation, beh, viene subito voglia di mettere mano alla pistola…

 


Davide Pulici
elcomfortador:

This is Edwige Fenech, French-Italian actress and giallo star. But doesn’t she look remarkably like a rounder-faced Audrey Hepburn?

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This is Edwige Fenech, French-Italian actress and giallo star. But doesn’t she look remarkably like a rounder-faced Audrey Hepburn?